Mio padre quand’ero ragazzino,
combina guai ed alquanto discolo,
disse in tono pacato e sibillino,
“Mio caro figlio, tu sei nato solo”.

Non la considerai una profezia,
nè a mio padre il motivo chiesi,
di quella frase detta con malizia,
il suo significato non compresi.

Crescendo ho poi capito a mie spese,
che le parole dette da mio padre,
con gran fatica ad essere comprese,
m’hanno fatto parecchio meditare.

Un giorno son finito all’ospedale,
è iniziato lì il mio tormento,
ho cercato un aiuto solidale,
nessuno degli amici ho avuto accanto.

S’inventano le scuse più banali,
telefonate senza mai risposta,
sembrano solo amici occasionali,
la mia amicizia è stata mal riposta

Intanto dentro me cresce il disagio,
sto in gruppo, mi sento emarginato,
m’hanno ferito dignità ed orgoglio,
la profezia riemerge dal passato.

La solitudine ti fa soffrire,
da non considerare un utopia,
non c’è farmaco che la può guarire,
brutta coppia la noia e l’apatia.

Rimasto solo con le mie paure,
ripenso al calvario che ho passato,
al bando le amicizie non sincere,
meglio solo che male accompagnato.