Nelle favelas in cui era nato,
non aveva davanti un avvenire,
era un luogo talmente degradato,
nemmeno un campo per poter giocare.

Sin da piccolo s’era abituato,
a giocar con un pallon di pezza,
un campioncino in erba è diventato,
e nutre sempre in cuore una speranza.

Un giorno, in vena di meravigliare,
Pedro da un saggio della sua bravura,
con la palla di pezza è un giocoliere,
nel calcio è destinato a far carriera.

Mentre compiva questa esibizione,
lo notò un cercatore di talenti,
che vide in lui la stoffa del campione.

Risolti i suoi problemi familiari,
fu il Flamenco la sua prima squadra,
con le giocate, esaltava i cuori,
eccellente l’inizio di carriera.

Dal Flamenco si trasferì in Europa,
giocò nei più importanti campionati,
i tifosi stupì con le giocate,
di lui s’interessò anche la stampa.

Aveva poco meno di vent’anni,
quando fu convocato in nazionale,
la gioia di giocare coi campioni,
il suo sogno di vincere un mondiale.

Pedro, non giocò mai in nazionale,
la sua carriera fu piuttosto breve,
subì in partita un incidente grave,
fu tragico il risveglio in ospedale.

Il professore che lo ha operato,
gli disse senza giri di parole
“Il tuo sogno nel calcio è ormai svanito,
la tua carriera è finita male”.

Questa nuova realtà non vive bene,
Pedro non si rassegna al suo destino,
non c’è nessuno che gli dia una mano,
in lui sta già scemando la passione.

Torna al Flamenco come dirigente,
nel rinnovo di cariche importanti,
sarà uno scopritore di talenti,
le sue peripezie son terminate.

Mentre assisteva un giorno a una partita,
s’incontrò col suo primo presidente
“Pedro,ti posso  fare una proposta?
Vuoi allenar la squadra più importante?

La classifica è preoccupante,
cerchiamo di salvare la stagione,
è stata un annata deludente,
corriamo il rischio di retrocessione”.

Felice di tornare ancora in gioco,
Pedro risponde si al presidente,
le partite le seguirà al suo fianco,
il suo futuro è adesso nel presente.

Trova un ambiente demoralizzato,
i giocatori col morale a terra,
sparita l’armonia che ha lasciato.
Tutto dovrà tornare come allora.

Per prima cosa scuote i giocatori.
“Le partite, non sono nate perse,
si giocano e le vincono i migliori,
ma nel calcio non mancano sorprese”.

Porta serenità dove non c’era,
ora lo spogliatoio è tutto unito,
applica il calcio alla sua maniera,
che spera venga presto recepito.

Il suo lavoro da i primi frutti,
qualche vittoria arriva e fa morale,
pure i tifosi adesso son compatti,
si lotta adesso per il gran finale.

Il campionato è all’ultima giornata,
Pedro si gioca la reputazione,
se non si vince l’ultima partita,
per la squadra sarà retrocessione.

Finisce il primo tempo zero a zero,
Pelinho il giocatore più importante,
segna un gol con azione travolgente,
la squadra è salva all’ultimo respiro.

Nello stadio e in città si può gioire,
i calciatori in clima inebriante,
inneggiano al loro allenatore,
ma Pedro è solo in mezzo a tanta gente.

Rivive in quell’istante il suo passato,
e si rivede come calciatore,
la gioia che il destino gli ha negato,
riparte da qui per ricominciare.

 

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