La vita mia,scorreva allegramente,
lavoro, discoteca e tanti amici,
una donna che amavo follemente,
i giorni trascorrevano felici.

Il dì del matrimonio era vicino,
anch’io avrei creato una famiglia,
si realizzerà infine un sogno,
da vivere e goder con tanta voglia.

Ma un giorno programmato dal destino,
ho subito uno choc, una visione,
nella mia vita e entrato il Padreterno
“Inizia oggi la tua vocazione”.

Del fatto ne parlai con Simonetta
“Sei già stanco di me o sei impazzito?”
“Sarò frate, non sono rimbambito”
Fu questa la risposta chiara e schietta.

“Di questo repentino cambiamento,
che ha ormai sconvolto la mia vita,
da poco tempo mi son resa conto,
rancore non ti porto, ma è finita.

Concluso il diaconato prendo il voto,
divento titolare di parrocchia,
frate Francesco sono diventato,
sarò il suo buon pastore senza macchia.

Talvolta torna in me la nostalgia,
ripenso alla famiglia, ai vecchi amici,
la gioventù che passa e tira via,
a questa nuova vita,ai sacrifici.

Durante le omelie domenicali,
narro ai fedeli la mia conversione,
con i miei modi semplici e cordiali,
sono entrato nel cuore delle persone.

Simonetta riemerge dal passato,
con se ha un uomo che la vuol sposare
“Prima ti prego, lasciami sfogare,
Meglio un buon frate, che un marito ingrato.”

Una mattina nella mia chiesetta,
circondati da amici e dai parenti,
ho sposato Roberto e Simonetta,
nel mio cuor, non c’è posto pei rimpianti.

In seno alla parrocchia, son stimato,
assisto gente anziana ed i malati,
da chi ha più bisogno sono stato,
i poveri non vanno mai scordati.

Roberto e Simonetta son tornati
da tanto tempo ormai non li vedevo.
“Francesco, dal giorno in cui c’hai sposati,
qualcosa in me è cambiato e che temevo”.

“La vita che io vivo, non è vita,
vedo la gente, gli occhi non son miei,
non me lo spiego come son cambiata,
nelle azioni che compio tu ci sei”.

“E la voce di Dio, ti sta chiamando,
forse nemmeno te ne rendi conto,
questa è la vita che tu stai sognando,
ma non accetti questo cambiamento”.

“Se c’è su me la mano del buon Dio,
io non la vivo questa sensazione,
anche se dentro me c’è un desiderio,
che non ho mai cercato, far del bene”.

“Ti stai ammalando di filantropia,
il far del bene senza aver profitto,
no, non temer, non è una malattia,
devi solo far parte d’un progetto”.

Richiede sacrifici e dedizione,
non t’aspettare lodi e ricompense,
i bambini han bisogno d’ogni bene,
li devi amar senza accampar pretese.

Spedito dalla Siria insanguinata,
da Simonetta,arriva un telegramma:
“Francesco, la missione e cominciata,
curo bambini soli,io son la mamma”.

Il destino ha deciso fatalmente,
eravamo innamorati a quell’età,
abbiam vissuto un sogno inutilmente,
ma c’ha riuniti la solidarietà.

Dedicata a frate Renzo Campetella.

 

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