Era un tipo bizzarro e stravagante,

Portava in testa una bandana a coda,

Un abito passato ormai di moda,

Che lo rendeva strano a tanta gente.

 

Sedeva sulla solita panchina,

Chiudeva gli occhi, aveva un aria assorta.

Teneva a guinzaglio una gallina,

Gelsomina, così lui l’ha chiamata.

 

Non poteva passare inosservato,

Il suo comportamento strampalato,

La gente l’ascoltava incuriosita,

Lo soprannominarono “Il Poeta”.

 

Dotato di matita e di foglietto,

Pensava, poi scriveva e cancellava,

Un pallido sorriso sul suo volto,

Annunciava la rima che cercava.

 

Poi soddisfatto del lavoro svolto,

Tornava a casa con la sua gallina,

Che lo seguiva come una persona,

In tasca il preziosissimo sonetto.

 

Un giorno, pieno d’estro e fantasia,

Declamava alla gente che passava,

I versi d’una bella poesia,

Creata da una fervida inventiva.

 

Dopo aver letto l’ultimo sonetto,

Nessuno sa di lui che fine ha fatto,

La gente si domanda incuriosita,

“Cos’è accaduto al povero poeta?”

 

Un giorno finalmente è ritornato,

Non più bandana a coda, ne gallina,

Lo si leggeva in viso il suo tormento,

Gli avevano rubato Gelsomina.

 

Pallido in viso, con lo sguardo assente,

Cercava nella gente che incrociava,

Un gesto, una parola conciliante,

Per lenire il dolore che provava.

 

Del poeta che fù, non c’era traccia,

Lo sguardo spento, sempre più incolore,

Era un uomo svuotato d’energia,

Non sapeva reagire al suo dolore.

 

Dopo tanto soffrir, ecco il risveglio,

L’ho visto con in mano il taccuino,

S’era ripreso in mano il suo destino,

Ed al passato aveva dato un taglio.

 

Un editore aveva pubblicato,

I sonetti che tanto decantava,

Il periodo triste è superato,

Per lui l’inizio d’una vita nuova.

 

Il suo primo sonetto pubblicato,

Era un inno all’amore mai provato,

“Vivi dentro di me, ma non ti sento,

Quand’è che proverò quel sentimento?”

 

“Senza l’amore, non si va lontano,

La donna è l’essenza della vita,

Ti dona il suo cuor d’innamorata,

Ma non sarà mai schiava di nessuno”

 

 

La fama già raggiunta ,durò poco,

Dopodiché sparì, non fu più visto,

Dicevano che s’era innamorato,

L’avevan visto con la  donna al fianco.

 

Nessuno pensò più alla sua sorte,

A quello che può essergli accaduto,

Dopo le tante storie ormai vissute,

Forse è ammalato, oppure se ne andato.

 

Sulla panchina dove si sedeva,

Una mano pietosa ha posto un fiore,

Era morto così, senza rumore,

Senza goder la vita che sognava.

 

Sono passati giorni e una mattina,

Sulla panchina siede una signora,

L’aspetto non nasconde la gran pena,

Di chi ha perduto una persona cara.

 

Apre la borsa, ed estrae un foglietto,

Lo legge, s’emoziona e poi lo strappa,

S’asciuga qualche lacrima di pianto,

Col rimorso di chi si sente in colpa.

 

Quando va via, raccolgo quel foglietto,

Unisco i pezzi e leggo che c’è scritto,

“Muoio, tu mi hai amato veramente?”

Scrivo il foglio, la morte è qui presente

 

Photo by Laura Chouette on Unsplash