Nei ricordi di giovane studente,
la vecchia fattoria di paese,
rimane sempre viva nella mente,
per le gite di scuola tanto attese.

Il maestro d’allora ci spiegava,
il latte che diventa un buon formaggio,
come il grano in pane si cambiava,
la cura agli animali col foraggio.

Era bello respirar la natura,
che si manifestava tutt’ intorno,
lei è la madre d’ogni sua creatura,
che nostalgia mi resta di quel giorno.

Dopo tant’anni, qui son ritornato,
di quel tempo s’è persa ormai la storia,
quadri antichi ricordano il passato
per rinverdirlo, occorre la memoria.

Seduto al tavolino trasognato,
in compagnia d’un buon bicchier di vino,
rievoco un tempo ormai scordato,
gli amici che son stati a me vicino.

Irene è la figlia del fattore,
l’ho conosciuta ai tempi delle gite,
non tanto esperti per parlar d’amore,
ne credevamo a favole infinite.

L’estate lascia il posto a un cupo autunno,
ritorno là, dove mi porta il cuore,
laddove per Irene ho perso il sonno,
e iniziar a capir cos’è l’amore.

Ora son solo, immerso nei pensieri,
la fuori piove ed è cattivo tempo,
i sentimenti miei sono sinceri,
ma lei è una donna vecchio stampo.

Irene entra tutta trafelata,
mi sorride, poi siede al tavolino,
racconta un pò della sua vita andata,
da tempo non ha un uomo a lei vicino.

“Ho due gemelli, Jolanda e Pasquino,
il padre non l’hanno conosciuto,
è fuggito da me quel malandrino,
la sua voce, ha un pianto trattenuto.

Quando morta sarò, che vita avranno?
Michele sono sola e disperata,
passo le mie nottate senza sonno,
come la odio questa vita ingrata”

“Ti prego Irene, non lasciarti andare,
l’avranno un padre Jolanda e Pasquino,
ora smetti di piangere e imprecare,
vuoi divider con me il tuo destino?”

7 novembre 2020

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